Il torrente Dardagna nasce dalle conche del Cavone, nel Parco regionale del Corno alle Scale, formato da due distinti rami: quello principale, a est, scende dalla vetta del Corno alle Scale (m. 1945 slm) e quello secondario, a ovest, dal Monte Spigolino (m. 1827 slm), stretto dal Cengio Sermidiano; precipita poi con una serie di suggestivi balzi in una vallata dalla morfologia particolarmente aspra lungo tutto il corso del torrente.
Le cascate sono in tutto sette (“Le sette cascate” è infatti l’altra denominazione), e sono strutturate in una serie di salti e rapide intervallate da ampie pozze, su un dislivello complessivo di più di 100 m e con sviluppo in pianta di 300 m, segnate dalle spesse bancate arenacee delle Arenarie di Monte Cervarola.
Una caratteristica di queste cascate è che la quantità d’acqua prima delle cadute è ampiamente inferiore rispetto a quella che si raccoglie ai loro piedi. Ciò avviene per una particolarità delle stratificazioni presenti: a causa della loro fessurazione, la portata idrica, esigua sopra i salti, si arricchisce in quanto lungo la parete verticale vengono alla luce quelle acque del bacino superiore infiltratesi nel substrato e percolanti tra gli strati stessi.
Dopo un percorso di circa 15 km, nella località di Rocchetta Sandri (Comune di Sestola) il Dardagna confluisce nel torrente Leo, che successivamente si immette nel fiume Panaro, ultimo affluente di destra del Po.
Una curiosità: alla fine del XIII secolo il Senato bolognese decise di progettare e costruire un canale artificiale, con lo scopo di dirottare parzialmente le acque del Dardagna nel torrente Silla, affluente del fiume Reno, così da aumentarne la portata e permettere il trasporto del legname verso Bologna. Per fare questo, fu scavato in parte sul fianco della montagna, nella attuale località di Poggiolforato, “monte forato“.
Il canale, denominato “Naviglio del Belvedere”, venne realizzato all’inizio del ‘300 su progetto di Andrea da Savignano, ma non si hanno precise notizie sul suo reale funzionamento.

