Nell’alto appennino bolognese, una via praticata dai contrabbandieri era quella situata a ridosso dell’attuale confine tra le regioni Toscana ed Emilia-Romagna, lungo la valle dell’Orsigna, per evitare i dazi doganali allora imposti sui vari generi di commercio, nel passaggio tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio.
A ricordare questi eventi del passato sono rimasti alcuni toponimi, come il “Poggio dei malandrini” o il Rifugio di “Porta Franca“, mentre la fonte “La Gabelletta” e il passo detto “del Termine” individuano la zona allora di confine e di dogana.
Tuttora, lungo il percorso che da Orsigna porta a Monteacuto delle Alpi, sono visibili numerosi “cippi confinari” cilindrici, a breve distanza l’uno dall’altro, fatti posizionare nel 1779 dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo (la grande “terminatione“; cfr. “Il significato storico dei confini montani”, in “Territori di Pistoia”).
Sul Poggio dei malandrini si trova inoltre la “Pedata del diavolo“, con una conformazione a triangolo rovesciato, che rimanda all’opera del maligno. La leggenda narra che il diavolo sceso in terra per spaventare i poveri diavoli di queste povere terre, s’affacciò sulla valle dell’Orsigna con fare terribile e minaccioso, ma alla vista degli abitanti cattivi e terribili quanto e più dei diavoli, ne rimase talmente terrorizzato che, per ironia di contrappasso, venuto per far paura si impaurì lui stesso e fuggì da questi monti a gambe levate.
Nell’impeto della corsa una sua grossa impronta si impresse indelebilmente sul terreno a testimonianza del suo passaggio e ancor oggi qui filo d’erba non cresce (cit. M. Ferrari, in LineaLibera).


